
Viviamo in un mondo che premia la rapidità: risposte veloci, decisioni istantanee, multitasking come virtù. Ma per chi vive con un sistema nervoso diverso, tutto questo può diventare un teatro di guerra sensoriale e cognitiva.
La velocità imposta può trasformarsi in sovraccarico: suoni, volti, luci, parole, notifiche, scadenze, tutto si accumula. E quando il cervello non ha tempo di elaborare, organizza a modo suo: si blocca. Oppure manda segnali confusi. O cede del tutto.
Il sovraccarico sensoriale o cognitivo è come trovarsi in una stanza piena di persone che parlano contemporaneamente in lingue diverse, mentre qualcun altro ti chiede di risolvere un’equazione. Il corpo è presente, ma la mente è annebbiata. Le parole arrivano tardi. I pensieri si scompongono. Il presente sfuma.
Non si tratta di distrazione o disattenzione. È un corto circuito invisibile. È il cervello che dice: “Basta così. Ho bisogno di meno. Di meno input, di meno urgenza, di meno rumore.”
La stanchezza neurodivergente non è solo fisica. È la fatica di chi deve tradurre ogni gesto in un linguaggio accettabile. Di chi cerca continuamente di decifrare segnali sociali che sembrano in codice. Di chi deve restare in allerta per non essere “troppo”, o “troppo poco”.
Questa stanchezza non si risolve con una dormita. È una spossatezza sistemica, esistenziale, che nasce dal non potersi mai rilassare del tutto, perché il mondo là fuori è calibrato su un’altra frequenza.
La lentezza, per molte persone neurodivergenti, non è un lusso. È un diritto. Un ritmo necessario per poter esistere senza collassare. Significa prendersi tempo per pensare prima di rispondere. Per metabolizzare un’esperienza. Per riposare dopo una giornata “normale”.
Significa anche reclamare spazi in cui la diversità neurologica non debba adattarsi a forza, ma venga accolta per quello che è: un modo legittimo di essere nel mondo.
Scrivere – e leggere – in un luogo come Diario a bassa voce è un atto di cura. È un invito ad abbassare il volume, ad ascoltare le sfumature, ad accogliere la stanchezza senza giudizio.
È un modo per dire: se ti senti lento, stanco, confuso, non sei solo. Non sei sbagliato. Il mondo è solo troppo veloce, e tu – forse – stai ancora cercando il tuo passo. Qui puoi camminare piano.
Grazie per l’attenzione! Puoi rispondere al commento.