
“Pensavo solo di essere strana. Poi ho scoperto che il mio cervello funziona semplicemente in modo diverso.”
Per anni, tante persone neurodivergenti crescono con una sensazione costante di non appartenenza. Non sanno dare un nome a quello che provano. Si sforzano di adattarsi. Si giudicano, si nascondono, si stancano.
Ecco un esempio di cosa può voler dire essere neurodivergente. Non è una storia universale, ma può aiutare a dare voce a un vissuto comune.
“Non capivo perché ero così diversa”
Fin da piccola, avevo l’impressione di vedere il mondo in modo diverso dagli altri.
I rumori mi infastidivano. Alcuni tessuti mi facevano venire la pelle d’oca. Facevo fatica a sostenere lo sguardo delle persone. Ma ero anche curiosissima, molto brava a notare dettagli che altri ignoravano.
A scuola, ero quella “intelligente ma distratta”. A volte eccellevo, a volte mi perdevo in pensieri tutti miei. Nessuno capiva davvero.
“La diagnosi è arrivata tardi —ma mi ha cambiato la vita”
Solo in età adulta ho iniziato ad leggere di neurodivergenza. Mi sono riconosciuta subito.
Dopo mesi di riflessione, ho fatto un percorso con specialisti e ho ricevuto una diagnosi. Ma la diagnosi, per me, non è stata una gabbia: è stata una chiave.
Una chiave per capire me stessa, rileggere il mio passato con più gentilezza, trovare strategie che funzionano davvero — non per “normalizzarmi”, ma per vivere meglio nel mio modo unico di essere.
I lati difficili e quelli belli:
Essere neurodivergente non è facile in una società che valorizza la conformità.
A volte mi affatico più degli altri. A volte le relazioni sono complicate.
Ma ho anche scoperto i miei punti di forza: la creatività, l’empatia profonda, la capacità di notare sfumature che altri ignorano.
Ognuno ha la sua storia
Ci sono milioni di modi di essere neurodivergenti.
C’è chi ha una diagnosi, chi si auto-identifica, chi ancora non sa ma sente.
Nessuna storia è più valida dell’altra. L’importante è ascoltarle tutte, senza giudizio.
Essere neurodivergente, per me, è smettere di cercare di essere “normale” e iniziare a essere autenticamente me stessa.
Se anche tu ti riconosci in questo percorso, sappi che non sei solə. Parlare, leggere, scrivere — sono strumenti potenti per costruire comprensione e comunità
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